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Presentati i risultati degli scavi archeologici
23/07/2010
È terminata la seconda campagna di scavo in località S. Vito, frutto del Protocollo d’intesa tra il comune di S. Salvo, la Soprintendenza per i beni archeologici dell’Abruzzo e l’Università degli Studi “G. d’Annunzio” di Chieti, per lo studio e la valorizzazione di quest’area.
Lo hanno annunciato il sindaco Gabriele Marchese e l’assessore alla cultura Mauro Naccarella. Questa mattina, presso l’area archeologica di San Vito si è tenuta la conferenza stampa di presentazione dei risultati dei lavori di scavo condotti dagli studenti della Facoltà di Archeologia Medievale dell’Università G. D’Annunzio di Chieti diretti dalla Prof.ssa Maria Carla Somma alla presenza del sindaco Gabriele Marchese, della dott.ssa Amalia Faustoferri della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo, di un gruppo di lavoro di antropologi coordinati dal Prof. Luigi Capasso e della stessa titolare della cattedra di Archeologia Medievale Carla Somma. I lavori hanno visto la partecipazione anche di un nutrito gruppo di studenti del corso di laurea in Beni Culturali.
Il sito oggetto delle indagini è stato in passato riconosciuto come l’area sulla quale, probabilmente intorno alla metà del XIII secolo, fu fondato il monastero di S. Vito de Trineo. Alcune strutture del monastero erano emerse già nelle indagini dell’anno scorso. I lavori questo anno si sono indirizzati su due fronti: in primo luogo si è proceduto all’ampliamento dell’area di indagine al fine di individuare altre strutture murarie del complesso e delinearne così in modo più preciso la planimetria; dall’altra si è avviata in maniera sistematica l’indagine dell’area funeraria che era stata individuata l’anno scorso. Per quanto riguarda questo lavoro all’èquipe di scavo si sono affiancati gli antropologi del Museo di Scienze biomediche dell’Università di Chieti (Prof. Ruggero D’Anastasio, dott. Gabriella Vitullo). I risultati di questa campagna sono stati particolarmente rilevanti per ricostruire le vicende del complesso, permettendo sostanzialmente di confermare quanto riportato dalle fonti documentarie relativamente alla presenza dell’abbazia. Nonostante la limitata conservazione delle murature, dovuta all’intensa attività agricola che ha interessato l’area nell’ultimo secolo, per cui nella maggior parte dei casi i muri si conservano solo per lo spiccato di fondazione, si comincia a rileggerne in dettaglio lo sviluppo planimetrico, permettendo inoltre di stabilire che la costruzione andò ad insistere su poderosi strati di limo frutto delle esondazioni del vicino fiume Trigno, in pieno accordo con quanto si conosce delle fondazioni cistercensi circa la predilezione di questo ordine monastico per le aree scarsamente adatte all’insediamento, in cui poi porre in essere forme di bonifica e di adattamento alle coltivazioni. Rispetto alla precedente campagna è stato possibile inoltre recuperare una cospicua quantità di materiali, prevalentemente ceramici, la cui cronologia rispecchia le fasi di vita del complesso, denotandone un alto livello qualitativo. Spiccano i numerosi frammenti di maiolica arcaica di ottima fattura, relativi a brocche e scodelle per la tavola, di ceramica priva di rivestimento destinata alla dispensa. Importanti risultati, che senz’altro saranno ulteriormente incrementati dagli esiti delle analisi di laboratorio, provengono anche dallo scavo dell’area funeraria, che senz’altro si doveva estendere anche oltre i limiti fino ad oggi evidenziati, e che è caratterizzata da un intenso utilizzo con sepolture scavate direttamente nel terreno. Queste a volte presentano anche più di un inumato e sono stati evidenziati anche casi di riduzione di precedenti sepolture, per realizzare le più recenti. I defunti, come spesso accade in cimiteri di età basso medievale, come in questo caso, sono deposti in posizione supina senza elementi di corredo. Allo stato attuale gli inumati risultano essere tutti di sesso maschile di età adulta, ma sono attestate anche inumazioni di adolescenti. Fino a questo momento i dati permettono di inserire il cimitero nel novero dei cimiteri monastici destinati ad ospitare i monaci del cenobio. Le analisi degli scheletri potranno fornire utili indicazioni circa i caratteri della comunità, i sistemi di vita e di alimentazione.